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L’Armenia e la sua cucina, qualche consiglio

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Questo articolo è stato aggiornato il Dicembre 4, 2012

Vi ho già parlato dell’Armenia, paese che mi ha colpita moltissimo per il paesaggio ancora incontaminato, per la ricchezza di monasteri, castelli, chiese e moschee, per la storia che ha alle spalle, per la semplicità e l’ospitalità della popolazione.

Non vi ho ancora parlato, però, del cibo, altra esperienza che mi ha piacevolmente colpita durante tutto il mio soggiorno nel paese: le ricette sono sempre molto casalinghe, anche andando a mangiare in qualche locale anziché a casa della gente del luogo come invece mi è capitato moltissime volte; gli ingredienti e le preparazioni sembrano essere un connubio di tradizioni russe, greche, persiane e arabe, nazioni che, storicamente, hanno dominato e influenzato questa regione caucasica.

Grande importanza riveste certamente il khoravats, cioè il barbecue: troverete grandi griglie lungo la strada, davanti ai locali, strapiene di spiedini di maiale, agnello, pollo e manzo a prezzi davvero economicissimi. Lungo il lago Sevan, invece, sulla griglia troverete la famosa trota pescata nel lago stesso, sublime. Ma anche le verdure e le zuppe sono parte integrante della tavola armena, insieme al famoso pane, sottile e un po’ gommoso, chiamato lavash.

Gli antipasti, come in tutte le nazioni arabe, sono sempre presenti e vanno dalle insalate fredde, ai formaggi alle salsine come il jajik, yogurt con finocchio e cetrioli. Fra i dolci, non perdetevi la baklava (dolce ricoperto di miele) e il kedayif (una sorta di pasticcino croccante).

Il caffè forte è la bevanda preferita dagli armeni, ma anche il tè e i succhi di frutta sono molto diffusi in tutta la regione; tra gli alcolici, il cognac è certamente il liquore nazionale e la cultura del bere è abbastanza sviluppata, anche se vi ricordo che l’ubriachezza non è ammessa, specie tra le donne. Un paio di curiosità: se volete fare un brindisi è buona norma tenere il proprio bicchiere più basso rispetto a quello del vicino in segno di rispetto, se finite l’ultimo sorso di una bottiglia è sinonimo di buona educazione che siate voi ad ordinarne un’altra.

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Informazioni sull'autore
Uno zaino o un aeroporto la emozionano da sempre. Dopo la laurea ha iniziato a insegnare alle elementari, dove cerca di trasmettere ai bambini che le barriere fisiche e culturali possono essere superate. Sempre in movimento, adora intrufolarsi tra la gente emozionandosi di fronte ad ogni piccola scoperta. Si definisce viaggiatrice e non turista. Ha una grande passione per i mercatini, dove spesso ama assaggiare il cibo di strada. Da 10 anni viaggia col suo infaticabile compagno, vagabondo come lei.
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