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Quando NON andare a Oslo, a Pasqua o mai?

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Questo articolo è stato aggiornato il Marzo 25, 2013

oslo

Dove non andare quando o quando non andare dove? Invertire i due termini cambia non solo il significato, ma anche l’accezione. Ho già scritto che, a mio modesto avviso, sconsiglio (per esperienza) di andare in Svezia a Pasqua.

Scrivere “Dove non andare a Pasqua? In Svezia” o “Quando non andare in Svezia? A Pasqua”, conferisce probabilmente una sfumatura diversa. Gli svedesi e i filosvedesi preferirebbero forse il secondo titolo; agli altri non importerebbe nulla (forse, nemmeno si accorgerebbero della differenza). Ora, vorrei continuare, passando alla Norvegia, con “Quando non andare ad Oslo? Da Gennaio a Dicembre (finché hai lo stipendio di un comune mortale)“: in questo caso, anche la seconda opzione si tinge di pessimismo.

Tuttavia, ahimè, è proprio così: Oslo, nonostante sia collegata da RyanAir, è sul podio delle città meno low cost al mondo. Tre giorni ad Oslo, per un italiano (ma non solo), equivalgono a una settimana (o quasi) in certi “altrove” un po’ più a sud, ad esempio. Ed è un vero peccato, perché Oslo è una città affascinante e raffinata. La scopri passeggiando per le sue vie ordinate ed eleganti, dai quartieri variegati (splendido quello delle case ottocentesche), dai negozi unici, garbati ed estrosi al tempo stesso (indimenticabile l’idea bizzarra del negozio di lingerie-caffetteria).

Tra le infinite cose da fare, non possono mancare queste visite: la Galleria Nazionale; il Museo Munch; il Parco Vigeland con le sue “metafisiche” sculture, silenti narratrici degli affetti e delle passioni che ricamano la vita umana; l’Opera e il Balletto Norvegese; il Museo Ibsen; la zona del porto di Aker Brygge (oggi integrata dalla risistemazione di Renzo Piano); la sede del Nobel per la Pace (ogni 10 dicembre, unico Nobel che non ha sede a Stoccolma); la Fortezza di Akershus; il Museo delle Navi Vichinghe; il Fram Museo, il Museo Kon-Tiki; un’escursione nei fiordi limitrofi.

Il sito www.visitoslo.com è ben organizzato e piuttosto utile, in questo senso. A coloro che si sentono europositivi sconsiglio di addentrarsi in zona porto ore pasti: una rapida occhiata ai prezzi dei menù e il sentimento di frustrante indigenza ed emarginazione sociale sarà parte di voi. Visitatela lontano dai pasti, ma non a stomaco vuoto. E cercate anche di avere poca sete, se possibile.

A ore pasti, consiglio invece, all’interno del centro città, l’Inkognito Terrasse 1, una deliziosa panetteria a buon prezzo, con posti a sedere, che prepara anche ottime colazioni e pranzi. Per la cena: vi conviene mangiare molto a pranzo. Anche muoversi in tram è piuttosto costoso: vi conviene avere gambe buone ed allenate. Insomma, dal punto di vista turistico, Oslo è ottimale per persone facoltose o, in alternativa, per persone inappetenti e che amano tenersi in forma. In ultimo, aggiungerei, Oslo è sconsigliata al comune mortale che tende a soffrire di complessi di inferiorità. Sì, perché tornando da Oslo ci si sente, nell’ordine: brutti, poveri e depressi socialmente.

Insomma, “Un Italiano ad Oslo” è messo a dura prova, in tanti sensi. Per questo, sconsiglio il ritorno in aereo e consiglio invece un graduale ritorno via terra (soldi e tempo a disposizione permettendo), giusto per attutire l’impatto. Ma il ritorno dalla Norvegia porta anche una bella notizia: una volta rientrati in Italia, il low cost sarà ovunque attorno a voi. Garantito.

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Informazioni sull'autore
Giramondo per passione, ama organizzare viaggi in fai-da-te e scrivere. In particolare, ama inventare "viaggi a tema", che compie insieme al (rassegnato) marito. Tra le varie mete, confessa di avere un debole per l'Asia: questo non significa però che non andrebbe in tutto il resto del mondo. Anche contemporaneamente, se potesse.
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