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Taverna delle guardie, San Leo

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A una trentina di chilometri da Rimini, arroccato su uno spuntone di roccia si erge San Leo. Il suo antichissimo forte, meglio noto come ‘La rocca’, che domina la Valmarecchia e il duomo romanico, che inglobano al suo interno i resti di una chiesa medievale, così come tutto il borgo, valgono sicuramente una gita domenicale.

Meta piuttosto gettonata dalle comitive di turisti, soprattutto nel week end, se oltre a fare una passeggiata volete anche mangiare, vi conviene prenotare con qualche giorno d’anticipo… giusto per non ripetere quanto è successo a noi nell’unica domenica di sole di questa primavera!

Domenica mattina, decidiamo di prendere la macchina e andare a San Leo. È un po’ che vorrei provare un certo ristorante (di cui vi parlerò non appena riuscirò a provarlo!), così mentre percorriamo la via Marecchiese chiamo per prenotare un tavolo per 2. Risultato? non c’è posto, nemmeno dopo le 14.

Arrivati a San Leo non mi scoraggio, neanche dopo aver visto 4 pullman parcheggiati all’entrata del paese, e mi dirigo verso il ristorante in questione con l’idea bere un bicchiere di vino aspettando che si liberi un tavolo. Il no che riceviamo è categorico: non c’è posto!

Rinunciamo e, dopo aver fatto un giro, ci affacciamo all’ingresso della Taverna delle guardie.

Chiediamo per un tavolo. Una ragazza ci spiega chiaramente che per il ristorante c’è tanto da aspettare, ma se vogliamo affettati e formaggi in dieci minuti ce la caviamo.

Ci sediamo all’esterno, al sole. Dopo un quarto d’ora arrivano a prendere l’ordinazione. Rispettando la nostra parte di accordo ordiniamo un tagliere di salumi e formaggi, accompagnato da piada e una bottiglia d’acqua – anche perché il pane, così come il vino, è finito…

Peccato che loro non abbiano rispettato la loro parte e il nostro tagliere sia arrivato dopo 45 minuti, quando la poca acqua rimasta era diventata bollente e stavamo ormai pensando di andarcene…

Magari la prossima volta proviamo il ristorante… prenotando prima, ovviamente!

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Informazioni sull'autore
Francesca decide di nascere in Emilia una 'manciata' di anni fa per trasferirsi immediatamente in Romagna dove vive tutt'ora con una gatta tigrata, una grigia e un compagno biondo. Iniziata agli studi scientifici e matematici li mette naturalmente da parte per dottorarsi in storia contemporanea e intraprendere parallelamente una carriera di barman, una di storica della Shoah e una di piccolo editore. Le piace mangiare e sperimentare e andarmangiando gira e conosce il mondo.
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