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5 cose da mangiare in Mongolia

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Cinque piatti da assaggiare durante una vacanza in Mongolia, primi, dolci, bevande e assaggi di benvenuto, ecco cosa non perdere e come sono preparati i piatti della cucina mongola.

Cucinare mi piace, tanto. Mangiare mi piace, troppo. Ogni viaggio porta con sé la curiosità di assaggiare cose nuove e strane nei limiti di quello che io ritengo accettabile. La Mongolia non è uno di quei paesi, per il mio palato, che annovero fra i migliori a livello culinario.

Almeno non per quello che ho potuto mangiare e constatare: la Mongolia non ha uno street food degno di nota alla pari di Bangkok per esempio, i piatti non hanno un senso estetico che da solo appaga i sensi là dove i sapori non lo fanno per niente e soprattutto non è così varia.

Se non potete vivere senza frutta e dovete partire per il Gobi, compratevene un pò nei grandi supermercati della capitale; i dolci sono quasi assenti e quelli tradizionali che vi propongono nelle gher non ve li sognerete il giorno dopo a colazione.
Questi i 5 piatti che ho assaggiato e posso consigliare.

1. Buuz, i ravioli al vapore

La carne sia di pecora sia di montone è onnipresente e, a mio avviso, pesante da digerire. Se volete proprio adattarvi alle loro abitudini potete mangiarla a colazione, pranzo e cena.
I buuz vi ricorderanno nell’aspetto i ravioli al vapore che mangiate al ristorate cinese, i famosi dumplings: il ripieno è un trito di pezzetti di cipolla, aglio e spezie e, a vostra scelta, carne di pecora o montone. Sono comunque molto saporiti e un piattone vi sazierà per parecchie ore.

2. Tsagaan: derivati da yogurt, formaggi e latte fermentato

Li ho assaggiati nelle gher, vengono solitamente offerti come assaggino di benvenuto insieme a qualcosa da bere, thè caldo o latte. In alcuni casi ti dicono che sono dolci e potrebbero anche sembrarvi biscotti, in realtà sono piccoli pezzi di cagliata di latte essicato.
L’aspetto è migliore del sapore, un po’ salato e acidulo. Non sono friabili ma potete inzupparli come biscotti nella vostra tazza e dovete mangiarli per non offendere il capo famiglia.
Io, quando proprio non ce la facevo, li passavo di nascosto alla ragazza canadese che era con noi. Lei buttava giù tutto.

3. Airag, latte di giumenta fermentato

Questo mi incuriosiva parecchio, pur avendo molto timore a berlo a causa del mio stomaco ballerino. Così è stato. Quindi vi consiglio di assaggiarlo ma a piccoli sorsi. Nelle gher hanno un contenitore in cui viene conservata una grande quantità di latte fermentato ed è molto bello osservarli mentre vi riempiono le ciotoline con cui vi danno il benvenuto.
Se siete fortunati vi verrà offerto insieme ai tsagaan idee di cui sopra. Che sapore ha? E’ ovviamente acido e frizzantino, a me ricordava vagamente il kefir.

4. Khuushuur, ravioli fritti

Sono sempre ravioloni ma più buoni, come solo le cose fritte sanno esserlo. Ripieni carne di montone, manzo o pecora, cipolla e aglio. Fanno parte degli alimenti che i mongoli definiscono “grigi”, le carni, e si differenziano dai cibi “bianchi: latte e derivati. Sono molto buoni e hanno un profumino invitante. L’impasto è molto semplice, come per quelli al vapore si tratta solo di acqua e farina. Diciamo che con un po’ di fantasia è come mangiare i nostri panzerotti!
Nei ristorantini della capitale ve li servono con delle salsine, tipo ketchup o altre salse che non ho assaggiato. Personalmente li trovavo buonissimi senza intingoli.

5. Thè salato e i boorstog

Bevanda tipica per la merenda o la colazione. Anche questo l’ho assaggiato nelle gher.
Il colore è molto chiaro e il sapore leggermente salato. Non essendo una grande amante dei dolci al mio palato risultava gradevole, inoltre per il mio stomaco è stato migliore del latte di giumenta fermentato perché molto più leggero, perfetto per inzuppare i boorstog.
Sono biscotti fritti a forma di triangolino, fatti con farina, lievito, latte, uova e zucchero. Non sono eccellenti e sono molto secchi, probabilmente dipende sia da quanti giorni sono stati fatti, sia dalla bravura di chi ha preparato l’impasto.
In ogni caso, per me, è stato il dessert per eccellenza nel deserto del Gobi!

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Informazioni sull'autore
Emanuela, vive e lavora a Lisbona dove si occupa di social media marketing. Ama: sentire la puzza e i profumi delle strade del sud est asiatico, guardare i disegni che fa il latte mentre si mescola al the, sperimentare lo street food anche a costo di reazioni allergiche, andare per mercatini dell'usato e comprare cose inutili. Odia: l'ignoranza, quelli che sui mezzi pubblici non si tolgono lo zaino, le cose lasciate a metà.
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