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Merzouga e la notte nel deserto di Erg Chebbi

3 minuti di lettura
L'adrenalina del viaggio in jeep, la sabbia, colori unici e un'alba mai vista prima: ecco alcuni dei motivi per visitare il deserto sabbioso di Erg Chebbi.

Il nostro viaggio marocchino prosegue, dopo la sosta a Midèlt, verso il magico deserto Erg Chebbi che come tappa obbligata ha Merzouga.

Dove si trova Merzouga

Merzouga è una località turistica situata in un’oasi nel deserto, nella provincia di al-Rashidiyya, un tempo era un punto di sosta lungo le piste che attraversavano il deserto, ora è il luogo di partenza e di arrivo dei turisti che visitano il deserto sabbioso, poiché a breve distanza si trovano le enormi dune.

La nostra guida, come sempre, ci viene a prendere di buon ora con la jeep avviandoci così dapprima verso la città più vicina a Merzouga, che è Erfoud e dista da Midèlt più o meno 270 km.

Il tragitto non è breve ma i posti che si attraversano sono splendidi:

Errachidia, la provincia della regione da dove si può vedere il grande bacino artificiale che fornisce acqua al sud del paese.

La valle del Ziz, stupenda: la strada corre nella parte superiore della valle il cui fondo è ricoperto letteralmente da palmeti di palme da dattero, creando così un immagine che ricorda un enorme fiume verde. Il contrasto con il terreno secco, roccioso e rosso del panorama crea una confusione negli occhi da lasciare a bocca aperta.

Lungo la strada, quando ci si avvicina maggiormente ai palmeti, ci si rende conto che se dall’alto sembra una foresta fitta e minacciosa, in realtà è un ambiente che ospita paesini fertili ben nascosti all’interno, con tanto di scuole colorate e case vivaci.

Arriviamo a Merzouga, una sorta di piccolo paesino/accampamento, strutturato per dare ai turisti l’opportunità di rinfrescarsi e rifocillarsi alla partenza o al ritorno dal deserto. La nostra guida ci porta ad un casolare tutto costruito con argilla rossa che mantiene incredibilmente una temperatura fresca all’interno. Ci accolgono come da rito, con uno splendido the alla menta. Il tempo di cambiarci e ci aspetta subito la partenza verso il campo tendato.

Come raggiungere il deserto

Le opzioni per raggiungerlo sono due: tramite i dromedari e in quel caso il viaggio sarà di un’oretta e mezza, oppure tramite la jeep riducendo il tragitto ad una mezz’oretta. Noi optiamo per questa seconda soluzione in quanto preferiamo sfruttare appieno il tempo per goderci il deserto dal campo tendato, o passeggiandoci intorno, piuttosto che sulla gobba di un dromedario.

Il viaggio in jeep è qualcosa già di suo emozionante: una guida berbera al volante, un’altra attaccata esternamente al finestrino del lato passeggero (non in senso figurativo!) una guida spericolata e adrenalina sulle dune altissime, di taglio, dritto, di rovescio, abbiamo preso quelle dune in tutti i modi immaginabili e possibili, ed è stata un’esperienza esilarante!

All’ultima duna ci si apre questo spettacolo di fronte, cielo terso, di un azzurro pastello, che sbatte violentemente contro il rosso fuoco del deserto. Il campo tendato bianco che si staglia all’orizzonte, le tende, grandi e messe in circolo. Uno spettacolo da mozzare il fiato.

Ci lanciamo subito alla scoperta dei dintorni perché l’emozione è troppa, camminare sulle dune e perdersi all’orizzonte non si riesce a descrivere con le parole. Il silenzio è assordante, la vista non riesce a raggiungere alcun punto fisso all’orizzonte, dieci, venti, trenta sfumature di rosso si stagliano dinanzi. Il sole mentre cala sempre di più prende fuoco, diventa di un rosso accecante che ricopre tutto quello che trova, fino a sparire, in un attimo.

L’ora della cena è arrivata, la tenda ristoro è adornata di candelabri e antichi tappeti persiani. Tutto è già pronto a base di tajin, carne, verdure, the alla menta e dolci così zuccherati da creare dipendenza. Le guide, tutte vestite con i costumi tradizionali berberi, animano la tenda suonando tamburi e cantando canzoni tipiche. Divertente ma per i miei gusti troppo turistico, preferisco uscire e rimanere sbalordito nel vedere come lo stesso cielo che prima era rosso fuoco, ora è diventato nero come il petrolio ma mitragliato da stelle, stelle così lucenti che è possibile, ad occhio nudo, identificarle tutte.

L’alba nel deserto

La mattina arriva veloce e alle 5 siamo svegli e attivi, dritti sulle dune per non perderci l’alba che ovviamente è unica nel suo genere. I colori sono cambiati rispetto alla sera precedente. Il cielo è di un azzurro freddo, pastello, il sole inizia a fare capolino ma è timido rispetto alla sera, ma non si risparmia in grandezza. È un sole enorme quello che vediamo nascere. In un secondo ci irradia di un calore che ci entra nella pelle fino a dentro le ossa. Non che ci sia freddo, ma il calore che ci manda è irradiante e ci carica per un’altra giornata che ci aspetta. Rientriamo all’accampamento, il tempo di un riposino, una doccia e via con la prossima tappa!

In assoluto, la notte nel deserto è stata l’emozione più grande di questo viaggio.

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Informazioni sull'autore
Altoatesino doc adottato dalla splendida Verona, con i suoi 39 anni ama cucinare e sopratutto mangiare bene. Retail’s Store manager, eclettico e trasparente. Sfrutta i viaggi per saziarsi del suo hobby preferito: scoprire e conoscere culture, tradizioni e cucine differenti.
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