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Il Duomo di Prato, tra arte e leggenda

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Prato

Prato è considerata una città industriale e poco interessante da un punto di vista turistico, ma in realtà varrebbe la pena dare un’occhiata al centro storico, ricco di arte e tradizioni. Il punto di interesse maggiore è il Duomo, un imponente edificio bianco e nero affacciato sulla piazza omonima.

La pieve di Santo Stefano, patrono cittadino, ha origini antichissime e si hanno testimonianze che già fosse stata costruita nel X secolo per gli abitanti di Borgo al Cornio, l’insediamento pratese originario. L’alternanza dell’alberese e del marmo verde di Prato la rende originale ed è curioso notare come chiunque faccia una passeggiata in centro arrivi alla piazza trovandosi, non di fronte alla facciata come succede di solito, ma davanti alla parte laterale su cui spicca il pulpito decorato da Donatello, uno dei vanti dell’intera città.

Il pulpito fu creato per l’ostensione della Sacra Cintola, la presunta cintura della Madonna, conservata all’interno della chiesa e mostrata in pubblico soltanto per le festività solenni, come l’ 8 settembre, quando si celebra la natività di Maria. In quest’occasione un corteo storico, con figuranti provenienti da tutta Italia, sfila per le vie della città fino ad arrivare al Duomo, dove dal pulpito il vescovo espone la reliquia.

Pochi conoscono il patrimonio artistico contenuto nella pieve e tra tutti, spicca la lunetta di terracotta smaltata di Andrea Della Robbia, posta proprio sopra il portale di entrata. All’interno poi, nella cappella maggiore, si possono ammirare dei bellissimi affreschi di Filippo Lippi, uno dei pittori più importanti della zona, dopo Masaccio. A sinistra della cattedrale, il Museo dell’Opera del Duomo raccoglie dipinti e sculture di artisti minori e una sezione archeologica mostra antichi ritrovamenti. Il biglietto ha un costo di 5 € e solo il lunedì, il giovedì, il venerdì e il sabato rimane aperto fino alle 18.30.

La fama della pieve però è legata alla Sacra Cintola, una sottile striscia di lana verdina con fili d’oro. Si dice che la Madonna l’avesse consegnata a San Tommaso come prova della sua assunzione in cielo e che di mano in mano fosse giunta fino a Michele Dagomari, importante mercante pratese del XII secolo. Egli, recatosi a Gerusalemme, entrò in possesso della reliquia, che solo in punto di morte donò alla città.

La leggenda narra che il campanilismo tra Prato e Pistoia si accese ancor di più per l’attribuzione della cintura. Nel 1312, il canonico del Duomo infatti, un certo Giovanni di Ser Landetto da Pistoia, detto Musciattino, provò a rubarla e a portarla nella propria cittadina. Il maltempo però venne in aiuto dei pratesi: la nebbia lo disorientò talmente tanto che il povero canonico si trovava sempre al punto di partenza.

Scorte le porte della città pensò di essere arrivato a Pistoia e gridò ai concittadini di aprire in fretta, proprio perchè aveva con sè il tesoro rubato ai vicini. A questo punto le testimonianze storiche e popolari danno versioni diverse sulla sorte di Musciattino: a dire il vero, un epilogo è più cruento dell’altro. Quello che è sicuro è che al canonico venne tagliata una mano, che la folla inferocita lanciò contro il Duomo e che ancora oggi è visibile sopra il portale laterale.

Di sicuro, il segno è solo dovuto a una venatura rossastra del marmo, ma la leggenda è ancora viva tra i pratesi, che continuano a tramandarla alle nuove generazioni.

Foto di Le foto di Maxi 

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Informazioni sull'autore
Valentina 28 anni, abita a Prato ma solo per dormire. Il resto del tempo lo passa in giro tra Toscana ed Emilia Romagna. Educatrice di asilo nido durante la settimana, viaggiatrice nel week end. In inverno treni e libri sono i gli inseparabili compagni di viaggio; d’estate i piedi rimangono il suo mezzo di trasporto preferito.
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