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Flåmsbana, da Bergen ai fiordi della Norvegia in treno

6 minuti di lettura
Da Bergen a Myrdal fino a Flåm, la Flåmsbana è la linea ferroviaria più spettacolare e più ripida non solo della Norvegia, ma anche dell'Europa intera. Ecco il percorso per vedere le spettacolarità della natura norvegese.

Non provateci nemmeno a dire a un norvegese che la Flåmsbana, la ferrovia che va da Myrdal a Flåm, potrebbe anche non essere la più ripida del mondo. Perché forse il primato spetterebbe alla Pilatusbahn, nella Svizzera tedesca. Qualsiasi norvegese vi risponderà però che la ferrovia svizzera è a cremagliera, mentre i treni della Flåmsbana raggiungono una pendenza del 55 per mille con un sistema a scartamento normale, ossia senza l’uso della cremagliera che rende invece le cose più semplici all’elvetica Pilatusbahn.

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Flåmsbana: la partenza

Me lo racconta la donna seduta sul sedile di fronte a me: abbiamo appena lasciato la stazione di Bergen con un treno che ci porterà a Flåm, un piccolo villaggio nella parte più interna del Fiordo di Aurland. La signora mi ricorda di cambiare a Myrdal e, prima che faccia in tempo a chiederglielo, mi spiega che Myrdal è la stazione ferroviaria da cui parte la Flåmsbana. Il tratto che stiamo percorrendo ora da Bergen è un semplicissimo treno locale, senza niente di particolare, secondo lei.

Myrdal: un vero spettacolo

Lo spettacolo inizia appunto a Myrdal, che si trova a circa venti chilometri da Flåm. Chiudo il libro, ormai rassegnata all’idea di non poter andare avanti nella lettura di Jo Nesbø, e sorrido alla donna di cui non ho capito il nome, annuendo qua e là e facendo domande sul percorso di oltre cento chilometri che dovrò fare. Lei scenderà prima, a Voss, dove vive. Vorrei ammirare il paesaggio in silenzio, ma non ci riesco, per cui quando scende e il suo posto viene occupato da un altro passeggero, faccio attenzione a non alzare la testa dal libro.

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Guardando dal finestrino mi rendo conto di come il paesaggio stia cambiando man mano che l’elevazione aumenta. Se partendo al mattino da Bergen i colori predominanti in questa fredda giornata di ottobre erano il marrone e il verde scuro, poco alla volta tutto sta diventando grigio e bianco.

Il treno della Flåmsbana

Quando arriviamo alla stazione di Mjølfjell, a circa 600 metri sul livello del mare, sulla banchina c’è una spanna di neve. E quando scendo a Myrdal, poco dopo, la neve è alta quasi mezzo metro e l’aria è molto più fredda di quando sono partita da Bergen due ore fa. La gente si muove velocemente, diretta verso altre destinazioni. Io mi sono avvicinata a un gruppo di gente che, come me, si sta guardando intorno, cercando di capire in che direzione andare. Ci viene in aiuto un controllore, o forse un addetto della stazione, indicandoci in un inglese fortemente accentato, dove andare per prendere il treno della Flåmsbana, che partirà tra dieci minuti. Non che ci sia il rischio di perdersi alla stazione di Myrdal, con i suoi due binari e la manciata di edifici rossi di legno.

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Cammino su e giù lungo la banchina, sperando che il treno arrivi presto, e mi guardo intorno. A parte le montagne e la stazione non c’è nulla: prima di scendere a Voss la donna del treno mi aveva raccontato che è impossibile arrivare a Myrdal in auto, poiché non ci sono strade che portano qui. Le avevo chiesto se ci vivesse qualcuno, e lei mi aveva risposto che a quanto ne sapeva c’era solo qualche cottage estivo e al massimo un paio di locande. In cuor mio spero che Flåm, la mia destinazione finale, sia meno desolata di Myrdal.

Un percorso affascinante

Quando il treno arriva mi precipito in una delle carrozze, con la speranza di scaldarmi presto. Sembra di essere catapultati indietro nel tempo: i vagoni color verde muschio sono di un’altra epoca, e gli interni con le finiture di ottone e i sedili rivestiti di spesso tessuto rosso hanno un’aria decisamente démodé. Tutto è incredibilmente affascinante. Mi guardo intorno e mi rendo conto che sembriamo una scolaresca di bambini in gita a Legoland: chi accarezza il rivestimento dei sedili con le mani, chi fotografa i divisori di legno, chi prova ad abbassare i finestrini. Quando partiamo ho il batticuore: in poco meno di un’ora il treno percorrerà i venti chilometri di distanza e gli oltre 800 metri di dislivello scendendo lentamente fino al capolinea.

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La donna di Voss mi aveva parlato anche dell’altro primato della linea ferroviaria, quello del numero di gallerie. A quanto pare, furono scavate a mano ai tempi della costruzione della Flåmsbana, creata per far fronte alla necessità di collegare la tratta ferroviaria Oslo-Bergen con il fiordo di Aurland, uno dei rami del Sognefjorden, che è poi il più lungo del paese.

Le gallerie e il panorama

I primi dieci chilometri sono caratterizzati dalla presenza di gallerie e, tra una e l’altra, vediamo scorrere oltre i finestrini piccole cascate che si riversano dalla cime delle montagne e minuscoli raggruppamenti di casette di legno dipinte a colori vivaci, resi ancora più brillanti dal contrasto con la neve. Mi chiedo se viva davvero della gente in questi posti, o se invece gli edifici dai tetti spioventi non siano stati messi lì ad arte, apposta per i passeggeri del treno. Ma non ho il tempo di pensarci a lungo, perché dopo l’ennesima galleria il treno si ferma.

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Il capotreno dice qualcosa in un norvegese cantilenante, poi ripete in inglese: abbiamo cinque minuti di tempo. Non capisco per cosa: dal mio finestrino vedo solo la roccia grigia della montagna e un pezzo di banchina in legno. Possibile che ci sia una stazione in mezzo al nulla? Ci guardiamo intorno, fino a quando un americano coraggioso apre la porta dello scompartimento e scende. Intanto, i passeggeri delle altre carrozze hanno già iniziato a scattare fotografie a quella che è una delle maggiori attrazioni turistiche di tutta la Norvegia.

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Flåmsbana e la Kjosfossen

La Kjosfossen è una cascata con un’altezza di caduta di quasi 100 metri, accessibile esclusivamente attraverso i treni della Flåmsbana. Trovarsi su una piccola passerella di legno, con un trenino verde alle spalle e una montagna da cui esplode una cascata proprio oltre la rete di fronte a noi è uno spettacolo che lascia senza parole, anche se uno dei miei compagni di viaggio si lamenta. O forse vuole solo fare il gradasso. Lui è stato qui anche d’estate, quando le temperature più alte sciolgono la neve in cima alle montagne e dunque la portata d’acqua maggiore fa sì che la cascata sia davvero spettacolare. Secondo lui, le temperature rigide dei giorni precedenti hanno causato il congelamento di buona parte della cascata. A me poco importa: la vista, anche in questa stagione, vale sicuramente il viaggio. E comunque ho un buon motivo per tornarci d’estate.

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L’arrivo in Hotel

L’arrivo al capolinea, circa dieci minuti dopo, è un’altra sorpresa. La stazione di Flåm è formata da un paio di edifici di legno rosso e da un unico binario morto: da lì i treni non vanno da nessuna parte, possono solo tornare indietro, risalendo lungo la montagna, verso Myrdal. Mi guardo un po’ intorno, ed effettivamente non c’è molto in questo villaggio di poco più di 300 abitanti: il piccolo porto e l’Aurlandsfjorden sono proprio di fronte a me, mentre alla mia destra c’è il Fretheim Hotel.
Si tratta di una costruzione in legno bianco ricavata da quella che un tempo era una fattoria proprio in riva al fiordo. Faccio il check-in e raggiungo la mia camera: è spaziosa e calda, ma quello che apprezzo di più è senza dubbio il balcone con vista sul fiordo.

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La cena in Hotel

Appena il tempo di riposarmi un po’ e di rispondere a qualche email, e arriva l’ora di cena, organizzata nell’Arven, il ristorante dell’albergo. Il menù cambia a seconda della stagione e i piatti vengono preparati in base a quello che i contadini della zona hanno da offrire. Questa sera ordino come antipasto la Skalldyrs suppe fra Sognefjorden (zuppa di pesci del fiordo di Sogne) e qualche fetta di fenalår, un insaccato di carne di agnello salata e affumicata. Sono indecisa tra l’halibut e l’agnello, ma alla fine opto per l’agnello.

Al posto del dolce ordino un po’ di Geitost, un formaggio di capra prodotto a Undredal, un villaggio poco distante, lungo il fiordo. La sua particolarità è il colore marrone, risultato dell’ebollizione del siero di latte caprino che viene mantenuto a una temperatura di circa 40° per otto ore. Attraverso questa tecnica, il lattosio presente nel latte cristallizza, conferendo al formaggio il tipico colore scuro. Quello che viene anche comunemente chiamato “formaggio caramellato” ha un sapore insolito, ma è un prodotto al quale pochi norvegesi potrebbero rinunciare. Una fettina sottile di Geitost spalmato sul pane nero caldo è non solo la conclusione ideale di un pasto, ma anche un ottimo inizio, a colazione.

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La mia giornata sicuramente si conclude nel migliore dei modi: sorseggiando aquavit, un distillato di patate aromatizzato con erbe e spezie, comodamente seduta sul divano di pelle davanti al camino, mentre guardo il fiordo avvolto nel buio.

Foto di Michela SimonciniAapo HaapanenBernt Rostad, Øystein Vidnes, Henning KlokkeråsenHarvey Barrison, RebeccaAndrew Bowden

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Informazioni sull'autore
Originaria di un piccolo paese della provincia piemontese, dove vive da sempre. Lavora in un ufficio in una stradina secondaria, ma immagina di abitare a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non sa cucinare, ma adora mangiare. Conosce posti nuovi attraverso il cibo e le tradizioni culinarie. Non riesce a fare a meno di raccontare quello che ha scoperto agli altri.
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