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Nara, cosa vedere oltre i cervi

2 minuti di lettura
Come arrivare a Nara da Tokyo con il Japan Rail Pass, cosa vedere oltre i bellissimi e famosissimi cervi, cosa fare e dove dormire per passare due giorni di relax a Nara.

Questo articolo è stato aggiornato il Ottobre 31, 2016

Il Giappone, fra i paesi finora visitati, è stato quello che più mi ha sorpresa. Niente era come me l’aspettavo. E ho passato tre settimane a guardare tutto con la curiosità di una bambina. Anche su Nara non avevo grosse aspettative, soprattutto dopo aver visto Kyoto ed essere stata rimbalzata da un tempio all’altro. E invece, ho dovuto ricredermi molto. Alla fine, è uno dei posti che più mi è piaciuto.
Nonostante i cerbiatti (eh si, a me i cerbiatti non piacciono, non voletemene male).

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La città di Nara è una delle più antiche del Giappone; ne è stata capitale dal 719 al 794 e nel 1998 è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Con i suoi templi e i quartieri tradizionali è un concentrato di arte e cultura giapponese.

Molto vicina a Kyoto, può essere anche meta di un’escursione in giornata, ma se accettate il mio consiglio, credo sia il caso di dedicarle in tutta tranquillità almeno un paio di giorni. Noi l’abbiamo usata come punto intermedio prima di intraprendere il lungo viaggio per arrivare a Koyasan e siamo rimaste, purtroppo, solo un giorno.

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Cosa vedere a Nara

Non vi farò un esposto di tutto quello che è possibile vedere a Nara, ma considerate che essendo una piccola cittadina, tutti luoghi di maggior interesse sono tutti raggiungibili a piedi dalla Stazione Kintetsu di Nara oppure con il bus.

Secondo me, una delle mete imprescindibili di Nara è senza ombra di dubbio il tempio Todaji, uno dei più famosi e antichi del Giappone.
Costruito nel 752, interamente in legno, ospita al suo interno il Buddha in bronzo più grande del mondo. È alto più di 16 metri!

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In effetti, guardarlo da vicino è impressionante. Soprattutto se si è piccole come me.
In effetti, il tempio è una delle attrazioni più gettonate non solo di Nara, ma dell’intero Giappone ed è famoso anche perché sul retro del Daibutsu – Den è situato un pilastro con un foro al centro: si dice che le persone che riescono ad attraversarlo ricevano una sorta di “illuminazione”. Purtroppo, essendo uno spazio stretto, solo i bambini generalmente riescono a passare attraverso.

Passiamo poi al Nara koen o Parco di Nara, ovvero un’enorme riserva naturale che si estende dalla parte bassa di Nara e Naramachi fino ai piedi delle colline. Questo parco comprende le aree del TodaiJi, del Giardino Isuien e il Santuario Kasuga Taisha. La sua caratteristica più interessante è l’alto numero di cervi che lo popolano e che frequentemente si avvicinano ai passanti per essere nutriti.
Proprio per la presenza dei simpatici animaletti, Nara è anche conosciuta come la città dei cervi.
Ci sono tanti venditori di biscotti in giro per il parco e se volete, potete comprarli e dare da mangiare ai cervi. Loro in effetti, non aspettano altro e si avvicinano pericolosamente.

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Se come me, non siete degli amanti degli adorabili bambi, il parco vi sembrerà un posto infernale. In realtà passeggiare è bellissimo (la natura in Giappone è così perfetta e ordinata da lasciare stupefatti), dovrete solo stare attenti ai gruppetti di mangiatori di biscotti.

Come Raggiungere Nara

Come già ho accennato, Nara è facilmente raggiungibile da Kyoto. Ovviamente il mezzo di trasporto da preferire è il treno.
Se si è in possesso del Japan Rail Pass conviene prendere dalla Stazione JR di Kyoto la linea JR Nara e scendere alla stazione Nara (circa 44 minuti); se non si è muniti del JR Pass, potete ugualmente prendere la linea JR Nara (il biglietto costa 710 yen solo andata), oppure prendere la linea privata Kintetsu.

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Dove dormire a Nara

Abbiamo scelto una guest house molto vicina alla stazione perché ci toccava partire prestissimo al mattino.
Si trata della Yuzan Guesthouse Annex che è comunque risultata un’ottima scelta. Pulita e carina, anche se un po’ rumorosa vista la vicinanza alla strada.

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Informazioni sull'autore
Francesca 36 anni, calabrese di nascita, spagnola d’adozione. Viaggiatrice di vocazione. Due occhi (più quello della macchina fotografica sua grande compagna di viaggio) per guardare tutto quello che il mondo ha da offrirle e due gambe per muoversi seguendo le onde della sua passione.
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