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Cinque cantine da non perdere tra Langhe e Roero

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Cinque cantine tra Langhe e Roero dove acquistare o andare per conoscere il buon vino del Piemonte, i consigli nel post.

Ho da poco scoperto che dalle mie parti vengono organizzati dei wine tours: si tratta di giornate dedicate alla scoperta dei tanti vini prodotti tra le Langhe e il Roero, regione piemontese a cavallo tra le provincie di Cuneo e Asti. Grazie al Consorzio Turistico Langhe Monferrato Roero, i visitatori possono trascorrere una giornata tra le vigne per conoscere qualcosa in più sulla produzione di alcuni grandi vini piemontesi, tra cui il Barolo, il Barbaresco, il Dolcetto, il Nebbiolo, il Pelaverga e l’Arneis.
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C’è solo l’imbarazzo della scelta tra queste colline: innumerevoli le cantine del territorio e le eccellenze vinicole, al punto che è impossibile fare una scelta dei posti migliori. Così, se mi chiedessero quali sono le cinque cantine che una persona in viaggio tra Langhe e Roero non dovrebbe assolutamente perdere, allora farei una lista di quelle che per me si distinguono perché offrono qualcosa di diverso che merita di essere conosciuto.

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WiMu – Museo del Vino a Barolo

A Barolo, piccolo paese noto proprio per la produzione dell’omonimo rosso, da qualche anno ha aperto i battenti il WiMu, uno dei musei più importanti al mondo per quanto riguarda il settore vinicolo.
Allestito nel palazzo che fu di proprietà dei Marchesi di Barolo, il museo nasce con lo scopo di mostrare concretamente il legame tra la cultura del vino e il territorio, raccontando la storia, l’economia e le tradizioni legate al Barolo. Il percorso della visita si snoda attraverso la natura, la storia e l’arte. Si conclude con una degustazione inclusa nel prezzo del biglietto, a partire da 10 €.

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Renato Ratti

Le sue bottiglie sono quelle che si trovano più frequentemente a casa mia: Renato Ratti è il nome che non ti fa mai sbagliare, sia per il vino quotidiano, sia a cena fuori. Per Renato Ratti gli elementi per la riuscita di un grande vino sono il vitigno e il terreno. Nelle sue vigne questi fattori ci sono: i vitigni Dolcetto, Barbera e Nebbiolo, e il territorio delle colline di La Morra, una delle zone migliori per la coltivazione delle uve.
La cantina si trova nella Frazione Annunziata: qui un tempo sorgeva l’antica Abbazia dell’Annunziata, che dal 1971 è stata trasformata in Museo dei Vini di Alba. Nella cantina attigua è possibile acquistare i vini prodotti (Dolcetto, Barbera d’Alba, Barbera d’Asti, Nebbiolo e Barolo), oltre che organizzare visite all’abbazia e degustazioni in cantina.

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Cordero di Montezemolo

Nella tenuta si produce vino dal 1340 e, come allora, ancora oggi l’azienda vinicola Cordero di Montezemolo è interamente a gestione famigliare. Si estende su un territorio di 38 ettari, dove la coltivazione dell’uva avviene utilizzando tecniche meno invasive: dal 2013 infatti, l’uva viene coltivata secondo metodi di agricoltura biologica. Sulle colline su cui svetta dall’iconico cedro del Libano, vengono prodotti non solo i classici rossi come Barolo, Barbera e Dolcetto, ma anche i bianchi Arneis e Langhe Chardonnay.
Le visite e le degustazioni vengono organizzate su prenotazione; particolare la possibilità di trascorrere la notte in vigna in una delle tre suites indipendenti all’interno dell’azienda agricola.

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La Banca del Vino

Situata all’interno della tenuta reale di casa Savoia che a Pollenzo ospita la sede dell’Università di Scienze Gastronomiche, la Banca del Vino ha lo scopo di preservare la memoria storica del vino italiano. Nasce nel 2001 da un’idea di Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, che decide di dare vita a una cooperativa per selezionare e conservare i migliori vini italiani.
Fanno parte del progetto centinaia di cantine, le cui bottiglie sono custodite sotto le volte della Banca del Vino. È possibile prenotare una visita durante la quale verrà spiegata la filosofia che sta dietro al progetto: il tutto durante una piacevole passeggiata nel caveau realizzato dove un tempo sorgeva un acquedotto romano di cui è ancora possibile vedere i resti. Alla fine della visita si degustano fino a cinque calici scelti tra le oltre 300 etichette.
All’interno della tenuta reale si trova anche l’Albergo dell’Agenzia, ottimo punto di partenza per chi volesse esplorare la zona circostante.

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Il Castello di Verduno

Verduno è un piccolo centro dove viene prodotto uno dei miei vini preferiti: il Pelaverga, un rosso ottenuto dall’omonimo vitigno celebrato ogni estate con una festa tra le vigne. Ancora una volta, la storia dei Savoia si intreccia con quella di una famiglia locale: la struttura del Castello di Verduno divenne di proprietà di Re Carlo Alberto nel 1838 per passare nel 1909 alla famiglia Burlotto, che ancora oggi lo gestisce. I vini prodotti tra le colline di Barbaresco e Verduno vengono affinati nelle cantine del castello. Durante la visita guidata si potranno degustare Barolo, Nebbiolo, Barbaresco e Dolcetto. Ma soprattutto il Pelaverga, un rosso dal sapore secco e vellutato che si ottiene da una cultivar molto antica a rischio di estinzione. Solo negli anni Settanta un gruppo di viticoltori si rese conto di avere tra le mani un prodotto unico: da allora, è ripresa la produzione in purezza. Nel giro di pochi anni i produttori hanno ottenuto un importante risultato con l’ottenimento della D.O.C.

Una particolarità del Castello è la possibilità di dormire in una delle stanze nell’ala adibita ad albergo e di cenare nel ristorante, scegliendo tra cipolla ripiena al baccalà, gnocchi di patate alla salvia con burro e nocciole, filetto di maiale al moscato, concludendo con un assaggio di una delle grappe prodotte nelle Cantine del Castello.

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Informazioni sull'autore
Originaria di un piccolo paese della provincia piemontese, dove vive da sempre. Lavora in un ufficio in una stradina secondaria, ma immagina di abitare a Notting Hill, di lavorare a Williamsburg, di prendere un aperitivo a Montmartre e di cenare a North Beach. E di fare shopping sulla Fifth Avenue. Non sa cucinare, ma adora mangiare. Conosce posti nuovi attraverso il cibo e le tradizioni culinarie. Non riesce a fare a meno di raccontare quello che ha scoperto agli altri.
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