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Salerno e le tradizioni di Natale

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Le tradizioni di Natale di Salerno e del sud Italia, sia quelle gastronomiche che quelle culturali come il ceppo natalizio o il tronchetto di Natale, scopri cosa aspettarti a Natale a Salerno.

Cosa scommettiamo? Siamo appena rientrati dalle vacanze estive ma non ci metteranno molto gli spot televisivi a solleticarci occhi e gola con le ultime proposte gastronomiche a base di panettoni natalizi.
Sono nata e vissuta per diversi anni nel centro Italia e, grazie a parenti stretti sparsi in varie regioni, ho potuto conoscere tradizioni natalizie molto diverse fra loro ma, lasciatemelo dire, è nella regione in cui vivo ora -la regione Campania- che il rapporto cibo, tradizioni e festività natalizie è il più stretto, intenso ed “esasperato” che abbia mai visto.

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Quaggiù poco importa se si abbia o meno un’appartenenza religiosa: quello che succede durante le festività di Natale ad esempio nella città di Salerno, è un brulichio di attività tramandato direttamente da vecchie usanze sia in ambito culinario che simbolico-culturale.
Usanze che si sono perpetrate grazie alla voglia di stringersi alla famiglia e di circondarsi degli affetti più cari; cosa che ha permesso ai membri più anziani di raccontare, trasmettere e tramandare le ricorrenze salernitane più peculiari.

Queste tradizioni affondano la propria storia ed i propri sentimenti in un passato antropologicamente “contadino”, un passato mai del tutto passato ma ancora vivo e saldamente radicato (magari anche inconsciamente) in molte delle azioni di cui forse ignoriamo il reale significato. E’ innegabile come queste azioni abbiano il profumo ed il fascino delle antiche consuetudini.

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Prima infatti di parlare delle tradizioni salernitane a tavola, volevo svelare qualche curiosità sulle tradizioni materiali, quelle che rimandano proprio alle antiche credenze popolari come ad esempio l’usanza del “ceppo natalizio” ancora oggi praticata in alcune zone della provincia di Salerno e in diverse regioni italiane.

La scena è questa: grandi famiglie patriarcali e grandi case con imponenti e vecchi camini accesi durante la sera della Vigilia. L’attore principale è un ceppo, preferibilmente di quercia, scelto in precedenza con grande cura e in modo che avesse determinati requisiti di compattezza, unifomità e dimensioni ragguardevoli. Il ceppo veniva adagiato al centro del camino la sera della Vigilia con la famiglia riunita in ginocchio intorno al fuoco. Questo era il momento solenne in cui si chiedeva una sorta di benedizione collettiva per beni e persone. Solo allora il capofamiglia più anziano dava fuoco al ceppo, azione seguita immediatamente da uno scambio di auguri. Un lento ardere ed una lunga durata del ceppo era segno di grande auspicio e benevolenza.

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Altra tradizione molto sentita nel salernitano è il presepe: che sia esso tradizionale, napoletano, povero o arabo, il presepe è la rappresentazione più sentita del Natale campano, forse più del rito pagano della decorazione dell’albero. Ancora una curiosità: un antico retaggio vuole che durante le feste di Natale, in particolare il giorno di Sant’Aniello, le donne incinte non debbano assolutamente andare in Chiesa nè maneggiare forbici, lame o coltelli. In caso contrario la credenza vuole che il nascituro nasca addirittura privo di arti!

E il Natale salernitano a tavola?
E’ senza dubbio il Cenone della Vigilia ad essere il momento più sentito anche se, di fatto, come accade un po’ in tutto il Sud, le famiglie quasi non si alzano da tavola facendo un tutt’uno con colazione (per la categoria dei senza-fondo) e pranzo di Natale. Assolutamente immutato e tramandato negli anni è il menù della Vigilia, prevalentemente a base di pesce.

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Ad aprire le danze una gloriosa insalata di rinforzo composta da olive, peperoni, cavolfiori e altre verdurine sott’aceto, seguite dai “broccoli di Natale” e dall’insalata di mare.
Il primo piatto da secoli è lo spaghetto a’ vongole rigorosamente in bianco come vuole un’antichissima scuola di pensiero; il secondo spazia dal baccalà preparato in tutte le salse (fritto, con le pupacchielle, all’insalata) e capitone o anguilla fritti, seguiti da frittura (ancora!) di gamberi e calamari. Dal salato al dolce con una degna chiusura a base di scauratielli, cioè zeppole di Natale preparate solo con acqua e farina successivamente fritte e passate nel miele, oppure i cazuncielli una sorta di raviolo ripieno con un impasto a base di farina di castagne, rum e cioccolata, il tutto -indovinate un po’- fritto.
Questo il menù ufficiale di “base”; in realtà l’attesa della mezzanotte si inganna ulteriormente accompagnandosi con un centrotavola pieno di frutta secca di ogni sorta e piccoli dolci tipici come i mustaccioli, i susamielli, i roccocò, torroni ecc. Durante questo continuo “mangiatòrio” ci si racconta storie, leggende, si gioca alla tradizionale tombola, a carte o, per i più impazienti, si cominciano a scartare i regali.

Con ancora la tovaglia sul tavolo il giorno seguente si ricomincia la maratona natalizia con antipasti a base di insaccati e formaggi, primi piatti di pasta al forno e secondi di carne di agnello. Oltre a dare fondo ai resti della cena della Vigilia, il pranzo di Natale di Salerno si conclude, come da migliore tradizione, con il Tronchetto di Natale un dolce tipico realizzato con pan di spagna, crema, cioccolato e dalla simpatica forma di tronco di albero, con evidente rimando alla suddetta usanza del ceppo.

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Prese dal rimorso, il terzo giorno dei festeggiamenti ovvero Santo Stefano, le nonne salernitane sono solite preparare la portata che potremmo definire il capro espiatorio delle festività natalizie: un bel brodo depurativo a base di carne e verdure che in realtà va inesorabilmente ad “aggiungersi” alle tonnellate di cibo rimasto dai giorni precedenti.

Vivendo in Campania da diversi anni ormai, ho imparato a conoscere e capire questo stretto legame fra sovrabbondanza e festività: è una scusa, una mera scusa per stare a tavola e protrarre la convivialità il più a lungo possibile, in allegria e armonia familiare.
Già, l’armonia familiare dei pranzi di Natale…ma questa è un’altra storia!

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Informazioni sull'autore
Sono Daniela alias UrsaMinor, ho 39 anni ed ho il viaggio direttamente sulla pelle: un grazioso raggruppamento di nei forma sul mio braccio la costellazione dell'Orsa Minore. Lavoro come GhostWriter e Proofreader freelance e sono specializzata in viaggi mordi&fuggi e full intensity. Il mio sogno è quello di ripercorrere le orme dei grandi esploratori del passato sui ghiacci del Grande Nord ma nel frattempo gironzolo l'Europa! Racconto i miei viaggi qui e su orsanelcarro.it il mio blog dai toni leggermente dissacranti e irriverenti!
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