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Palazzo Re Enzo a Bologna, fra storia e leggenda

3 minuti di lettura
La storia e le leggende che ruotano attorno ad un bellissimo palazzo bolognese. Palazzo Re Enzo, nel post tutti i consigli per visitarlo in occasione di fiere, eventi, festival: il calendario è davvero fitto.

Piazza Maggiore è il cuore di Bologna e Palazzo Re Enzo è il cuore nel cuore della piazza.

Probabilmente il mio palazzo preferito di questa città, per la sua maestosità e per la sua posizione ineguagliabile. Ad oggi il palazzo apre di tanto in tanto, spesso nei fine settimana, per ospitare eventi di vario tipo e, talvolta, anche bellissime feste nella sontuoso salone del Podestà.

La storia di Palazzo Re Enzo

La storia di questo palazzo sconfina da sempre nella leggenda e pare che le sue origini risalgano al 1200. In questo periodo la città di Bologna procede espropriando una serie di abitazioni e edifici religiosi, per creare l’attuale Piazza Maggiore, realizzando poi in tale sede alcuni dei palazzi bellissimi, ancora oggi adibiti a funzioni pubbliche, primi su tutti il Palazzo del Podestà e quello del Capitano del Popolo.

Palazzo Re Enzo viene quindi costruito, come ampliamento del Palazzo del Podestà, chiamandolo “Palatium Novum” per differenziarlo proprio da questo, tra il 1244 e il 1246.
Solamente pochi anni dopo, nel 1249 diventa residenza e prigione di re Enzo di Sardegna, figlio di Federico II, che qui trascorrerà gli ultimi ventitrè anni della sua vita, dando al palazzo il suo ben più noto nome.

La storia di re Enzo

La storia di Re Enzo, al di là della sua prigionia, è probabilmente poco conosciuta. Heinrich di Hohenstaufen, questo il suo nome originario, era figlio di Federico II e sembra di Adelaide di Urslingen. Acquisì il nome italianizzato di Enzo per distinguerlo dal fratellastro, che aveva lo stesso nome ma era il primogenito e figlio legittimo del padre Federico II e di Costanza d’Aragona. Per questo divenne prima Heinz, poi Enzio e infine Enzo.

Vita tra storia e leggenda

La storia e la leggenda raccontano del suo fascino, dei suoi capelli biondi e anche del suo coraggio e delle sue abilità in campo militare. Enzo di Svevia si sposò a soli 18 anni con Adelasia di Torresma. Dato che il Papa in carica al tempo, non gradiva l’unione, venne scomunicato prima il padre e a seguire anche lui stesso. Ma fu qui che divenne Re di Sardegna e continuò a considerarsi tale anche dopo la scomunica e l’annullamento delle nozze.

Nel 1239 il padre lo nominò vicario imperiale, cosa che lo fece diventare una figura di spicco tra i ghibellini nonché protagonista delle continue lotte sul territorio italiano. Nel 1248 tornò a Cremona, sua città natale, dove divenne Podestà e dove si risposò. Da quel momento prese parte a molte altre campagne militari, cosa che lo portò, nel 1249, alla battaglia che cambierà per sempre la sua vita, quando i guelfi bolognesi attaccarono Modena ed egli andò in soccorso alla città e venne sconfitto e catturato a Fossalta.

Da quel momento inizia la sua prigionia nello splendido palazzo che prenderà il suo nome e lo condurrà alla morte nel 1272. Come da sua volontà, Re Enzo fu sepolto nella vicina Basilica di San Domenico, dove rimane ancora oggi. In sua memoria potete visionare nella basilica una lapide e un suo ritratto, sulla parete sinistra dell’altare maggiore.

Le leggende su Palazzo Re Enzo

Le leggende in merito a Palazzo Re Enzo e alla sua storia sono molte. Prima di tutto pare che Re Enzo, durante la sua prigionia, venisse trattato con tutti gli onori, tanto da poter disporre di una piccola corte regale intorno a sé. Le leggende spaziano dalle sue avventure amorose con giovani dame bolognesi fino alla storia con una semplice contadina che portava le verdure al mercato, passando ogni giorno sotto al bel palazzo. Quest’ultima leggenda, in particolare, racconta che da questa relazione con la contadina nacque un figlio, che sarebbe poi divenuto il capostipite della famosa famiglia Bentivoglio.

Un’altra leggenda racconta che Federico II di Svevia, padre di Enzo, abbia offerto invano, in cambio della liberazione del figlio, un filo d’oro talmente lungo da potere cingere le mura dell’intera città di Bologna.

Famosi furono poi anche i leggendari tentativi di fuga. Tra questi, uno dei più noti è raffigurato in due bassorilievi decisamente rovinati dai secoli, che si trovano sui pilastri laterali del Palazzo del Podestà e raccontano che, grazie alla complicità di un portatore di vino, Re Enzo riuscì a uscire dal palazzo proprio nascosto in una tinozza per il vino, che il complice portava sulle spalle. La malasorte volle che dalla finestra di un edificio antistante, una donna vide i capelli biondi di Re Enzo spuntare dalla tinozza e chiamò le guardie che lo imprigionarono nuovamente.

Il Palazzo oggi

Come anticipato ad inizio articolo, oggi il palazzo non è visitabile quando si vuole ma apre di tanto in tanto. Spesso i fine settimana, per ospitare eventi di vario tipo, pubblici o ad entrata tramite biglietto e, talvolta, anche splendide feste nel maestoso salone del Podestà. Periodicamente apre anche ad eventi semiprivati quali congressi e convention. Segnalo in particolare, se amate la musica elettronica o le installazioni artistiche, gli eventi organizzati in occasione di Artefiera, o per il Festival Robot, oppure, se amate il cibo (e chi non lo ama?), gli eventi dedicati alle degustazioni di vini o dei Tortellini, ma ce ne sono moltissimi altri, il calendario è decisamente fitto.

Per monitorare le aperture e gli eventi a Palazzo Re Enzo e cogliere l’occasione di visitarlo, vi consiglio di tenere monitorato il sito ufficiale e quello di Bologna Welcome. Il Palazzo è talmente bello e suggestivo che vale qualunque scusa o evento per entrarci a dare un’occhiata.

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Informazioni sull'autore
Ormai 31enne ma si sente ancora un'adolescente. Lacustre di nascita, si divide tra Riva del Garda e Bologna, dove ha vissuto per dieci anni. Ha studiato Cinema e Discipline dello Spettacolo, attualmente lavora nella comunicazione e negli eventi e collabora come redattrice con alcuni magazine online. Ama tutto ciò che è muoversi, vedere, viaggiare e provare. Ironica e talvolta contradditoria, non può fare a meno di scrivere. Ha fatto il primo vero viaggio da sola nel 2012 a New York.
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