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Natale in Salento, le tradizioni tipiche

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Il Natale in Salento, ecco tutte le tradizioni che iniziano a novembre, le luminarie e la gastronomia delle feste, cosa fare e come divertirsi in Puglia sotto le festività di Natale.

Il Salento, destinazione estiva ormai d’eccellenza non solo per gli italiani, è un luogo profondamente intriso di cultura e tradizioni. Forse meno conosciute ai turisti, che si recano con lo spirito di trascorrere una vacanza al mare e divertirsi, ma le sue usanze sono tuttora mantenute vive dagli autoctoni.

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Tra queste, il Natale è sicuramente la festività più sentita ed è innanzitutto un momento di aggregazione e unione della famiglia e amici, sempre più importante a causa dell’esodo di molti salentini dalla propria terra. Il periodo natalizio è perciò un periodo congeniale per vivere e visitare il Salento in un’ atmosfera diversa.

Il Natale è tutt’oggi la festa da trascorrere con i propri cari: io stessa, salentina ma residente all’estero da qualche anno, non manco di prendere un volo per trascorrere quei giorni con la mia famiglia.

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Le tradizioni natalizie in Salento riguardano sia l’aspetto folcloristico che quello culinario. I preparativi per gli addobbi natalizi iniziano ben presto: solitamente dopo il ponte dell’1 novembre, le vetrine dei negozi si riempiono di luci e si inizia a pensare ai regali da fare. Le piazze di molti paesi prendono vita e colore con l’albero di Natale (lo scorso anno, Lecce vantava l’albero di Natale totalmente costruito con luminarie più alto al mondo).

Poiché il clima in Salento è piuttosto clemente, un albero è stato eretto in uno dei lidi più popolari a Porto Cesareo, riproducendo così “un altro Natale” con tanto di sole, ombrellone e lettino.

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La preparazione di cibi tipi del periodo natalizio è un pensiero che assilla le nonne salentine ben presto. Le pietanze immancabili sono le pittule, polpette di pasta lievitata fritte nell’olio, e i purceddhruzzi, dolce simile a gnocchetti fritti e ricoperti di miele, la cui forma dovrebbe ricordare quella di piccoli porcellini, a cui deve il nome.

Solitamente, il 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata, molte famiglie ancora osservano il digiuno, con l’unica infrazione di consumare il pranzo con una puccia, pane bianco e spugnoso, condito con tonno e capperi e le pittule.

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Il cenone della Vigilia è un’istituzione. I preparativi iniziano già qualche giorno prima, la tavola viene imbandita con vettovaglie di colore rosso e argento/oro, e si serve un menu a base di pesce: spaghetti con le cozze o risotto ai frutti di mare; la tradizione vuole il baccalà come secondo e innumerevoli contorni.

Ulteriore usanza culinaria della Vigilia è anche il pesce di pasta di mandorla, che deve origine alle suore dedite alla preparazione del dolce nei conventi durante il periodo natalizio. Ma anche le cartellate non possono mancare: dal nome incartocciate e dalla forma arabesca, sono un dolce di pasta sfoglia condito con miele e canditi.

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Mentre molte famiglie si recano in chiesa per la messa della sera in attesa della nascita di Gesù, molte altre aspettano in casa, deponendo alla mezzanotte il Bambino Gesù nel presepe e scambiandosi gli auguri. Suggestiva è la messa serale al Duomo di Lecce, in latino.

Se in famiglia ci sono bambini, si aspetta l’arrivo di Babbo Natale (un uomo della famiglia acconsente a travestirsi) e si coglie l’occasione per scambiarsi i regali sia tra i bambini che tra gli adulti. I bambini poi recitano le preghiere imparate a scuola auspicando generose mance dai familiari.

Solo dopo aver terminato la serata in famiglia, le piazze e le case si riempiono di gente per scambiarsi auguri tra amici e giocare a.

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Durante tutto il periodo natalizio, infatti, ci si ritrova per giocare a carte e la tradizionale tombola.

Il pranzo del giorno di Natale è a base di carne: dopo una classica pasta al forno o al sugo/ragù, l’agnello con le patate è il pezzo forte del Natale. Il 26, il girono di Santo Stefano, molte famiglie si concedono un brodo depurativo dopo le abbuffate dei giorni precedenti. Per le famiglie più tenaci, c’è ancora spazio per un altro pranzo.

Oltre ai tipici mercatini che offrono prodotti artigianali, usanza tutt’oggi radicata sono i presepi viventi. Quello più grande è a Tricase: curato nei minimi dettagli, si ha la sensazione di immergersi realmente nel periodo rappresentato.

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Informazioni sull'autore
Sangue pugliese ma una smania infinita di conoscere il mondo. Attualmente vive in Puglia, nella sua meravigliosa terra, ma conserva sempre la sua metà indiana. Approda in India nell'estate del 2014 ed è subito amore a prima vista. L'India diventa così casa per due anni e mezzo e fa tesoro della sua filosofia di vita. Viaggiare per lei significa scoprire nuovi sapori, annusare aromi diversi, avventurarsi in luoghi dimenticati e, soprattutto, immergersi nella cultura e fondersi con la gente locale.
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