Catania, cosa vedere, itinerario storico

Catania al tempo degli spagnoli

Catania al tempo degli spagnoli

Un itinerario storico della città di Catania, in Sicilia, spiegato in modo minuzioso, per vedere e capire le bellezze di questa città.

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Sappiamo come la Sicilia abbia subito numerose dominazioni e come ognuna di queste abbia lasciato qualcosa nell’arte, nella cucina, nella cultura, nell’architettura e nell’animo dei siciliani anche se si dice che non siano mai stati i siciliani a cambiare ma coloro i quali sono venuti a conquistare che hanno dovuto adattarsi.
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Parleremo qui del periodo della dominazione spagnola percorrendo un itinerario cittadino sulle tracce di quel periodo storico. Cominciamo il nostro itinerario da Piazza Università dove c’è la sede dell’Università degli Studi di Catania, prima traccia spagnola fondata nel 1434 da Alfonso V° di Aragona, che è la più antica università della Sicilia, la tredicesima in Italia e la ventinovesima al mondo. Procedendo lungo via Etnea verso Piazza Duomo possiamo vedere intorno a noi splendidi palazzi barocchi (il Barocco di Catania è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità) che ci parlano di un altra epoca che magari esamineremo successivamente.

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Giunti in Piazza Duomo vediamo proprio davanti a noi la Porta Uzeda che sebbene si trovi lungo il perimetro delle mura fatte erigere da Carlo V° d’Asburgo non faceva parte della cinta muraria del tempo ma è più recente. Carlo V° fece costruire intorno al nucleo cittadino una cinta muraria dotata di bastioni e porte a protezione della città ma questa opera ebbe vita breve perché iniziata nei primi del 1500 e finita molti decenni dopo fu sepolta nella sua parte ovest nel 1669 dalla lava che raggiunse il mare e il resto fu danneggiato dal terremoto del 1693 per essere poi abbattuta definitivamente per fare spazio alla città che prese ad ingrandirsi.

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Proseguendo sulla destra si passa sotto l’Elefante, il simbolo della città, e quindi verso la Fontana dell’Amenano che vediamo proprio davanti a noi anch’essa facente parte di un altro periodo storico ma dobbiamo soffermarci sul fiume Amenano che oggi scorre sottoterra coperto dall’eruzione del 1669 mentre al tempo degli spagnoli era utilizzato dalla popolazione per ogni uso cittadino. Uno di questi usi erano le fontane e infatti, scendendo i pochi gradini dietro la fontana ci troviamo in una piazzetta e alla nostra sinistra c’è una fontana con sette canali che al tempo della cinta muraria si trovava fuori le mura oltre la porta che vediamo davanti a noi, la Porta dei Canali, appunto, unica porta originale sopravvissuta.

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Passando sotto l’arco la parte originale è l’uscita che c’è sulla destra ma oggi è chiusa da una cancellata e bisogna andare dritto ma svoltando a destra possiamo vedere la porta dall’esterno. La fontana che abbiamo visto poco prima al tempo delle mura era qui. Bisogna tenere presente che al tempo questa porta dava quasi direttamente sul mare in quanto non esistevano gli archi della ferrovia che adesso vediamo davanti ma il muro di cinta continuava verso est fino alla porta successiva, Porta de Vega, che si trovava dove oggi c’è il Palazzo Biscari.

Ma continuiamo il nostro itinerario verso ovest percorrendo la piccola strada in salita che ci porta a Piazza Currò. Qui sulla destra ci sono le Terme dell’indirizzo di epoca Romana; giriamo a sinistra su via Auteri e poco più avanti arriviamo al Castello Ursino fondato nel XIII secolo da Federico II° di Svevia e sede del Parlamento Siciliano (qui si tenne la prima Assemblea il 16 ottobre 1282). A quel tempo il castello era isolato e svettava alto sulla costa ma la lava del 1669 riempì il fossato superando il castello e spostando la linea di costa più avanti di quasi un km.

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Gli spagnoli lo inclusero nella cinta muraria e qui si apriva la Porta del Sale dove si pagava il tributo per la preziosa spezia e la Porta della Decima dove, come dice il nome, si pagava un altro tributo all’Imperatore. Proprio dietro la piazza Currò che abbiamo attraversato prima c’è via Gisira e anche questo nome riporta ad una tassa la Jizia che gli ebrei qui residenti pagavano per la libertà di culto prima dell’editto dell’Alhambra con cui Ferdinando II° di Aragona espulse tutti gli ebrei dal regno, Sicilia compresa. Siamo quindi in quello che è stato il quartiere ebraico al tempo in cui gli ebrei vivevano pacificamente fin dall’epoca romana e le cui maestranze furono usate per la costruzione del Castello Ursino.

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Il fiume Amenano di cui abbiamo parlato precedentemente qui scorreva all’aperto e prendeva il nome di Judicello proprio ad indicare la presenza ebraica che in questa zona svolgeva le proprie attività e una era la lavorazione della seta per cui Catania è stata per secoli all’avanguardia in Europa. Ancora oggi esiste poco distante da qui la via Consolato della Seta ad indicare l’importanza di questa attività commerciale introdotta dai Saraceni al tempo sconosciuta in Europa e qualche km più a sud c’è ancora una zona chiamata Gelso Bianco dove si coltivava questa pianta le cui foglie sono l’unico alimento dei bachi da seta. Finiamo dicendo che appena 300 metri a nord da qua sorge il Monastero di San Nicolò l’Arena, gioiello del tardo barocco siciliano e complesso benedettino tra i più grandi d’Europa. L’edificio monastico, che nasce nel ‘500 e si sviluppa fino ai giorni nostri, è un esempio di integrazione architettonica tra le epoche e oggi è Patrimonio dell’Unesco.

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