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Cosa vedere in un giorno a Burano

2 minuti di lettura
Cosa vedere a Burano in un giorno, come arrivare da Venezia con il vaporetto 12 da Fondamenta Nuove, cosa non perdere oltre alle case colorate, il Museo del merletto e la sua leggenda.

A soli 45 minuto di vaporetto da Venezia (linea 12 da Fondamenta Nove) c’è un‘isola con un borgo in cui perdersi è una vera e propria delizia: colori, sapori e saperi quasi magici ci attendono a Burano.
Regalatevi una giornata su questa isoletta e lasciatevi stregare dalla sua atmosfera: non ve ne pentirete.

Cominciate il vostro giretto passeggiando verso il centro e non perdete questi luoghi.

La case di Burano

Arrivati a Burano, dovete solo perdervi tra le sue case: verde menta, blu pavone, rosa fucsia, ce n’è per tutti i gusti veramente.
Seguite i canali, entrate nelle calli, non lasciate nessun angolo inesplorato, perché ogni angolo può essere, e lo è, una scoperta. Perché le case di Burano sono così colorate? C’è chi dice che in questo modo i pescatori potevano riconoscere le loro case da lontano, nella nebbia chi invece attribuisce ai colori il potere di scacciare il demone e il malocchio. Quale che sia la ragione, i colori fanno di Burano una sorta di perenne carnevale capace di risollevare lo spirito anche del turista più musone.

La casa di Bepi

La casa più colorata tra quelle già coloratissime di Burano? La casa di Giuseppe Toselli, noto come Bepi. Bepi lavorava al Cinema Fantin e adorava la pittura. Bello avere passioni, ma per Bepi non era abbastanza, lui delle sue passioni fece i punti cardinali della sua vita; basta guardare la sua casa: sul blu pavone danzano rettangoli, losanghe, cerchi e ovali che vanno dal giallo al verde al rosso.
E qualcuno dei bimbi di un tempo di Burano ancora ricordano di aver passato serate nel piccolo campiello in cui si trova la casa di Bepi, perché questo strano omino aveva l’abitudine di stendere un lenzuolo bianco e trasmettere cartoni animati e piccoli film divertenti per i piccini, e non solo, sul suo lenzuolo. Piccole storie di un‘isola piccola ma ricchissima di sfumature e colori

Museo del Merletto

Magari pensate sia noioso e polveroso e invece il Museo del Merletto di Burano in Piazza Galluppi è una chicca, non fosse altro per l’angolo della sala al secondo piano destinato alle antiche merlettaie. Sì, ce ne sono ancora alcune che lavorano sul tombolo, leste leste, il merletto.
Le trovate di pomeriggio, fino a che c’è il sole e vederle lì, assorte nel lavoro e nella chiacchiera scalda davvero il cuore. Sapevate che all’origine del merletto di Burano c’è una leggenda? Pare che il primo merletto fu portato a Burano da un pescatore per la sua sposa. Gli era stato donato dalle sirene che lo avevano creato con la spuma del mare.
Il merletto era così bello che tutte le donne di Burano nel vederlo, il giorno delle nozze del pescatore e del suo grande amore, quasi impazzirono dall’invidia e si scatenò una competizione a chi fosse in grado di creare un velo tanto bello quanto quello creato dalle sirene.
Nacque proprio così il merletto di Burano.

La pausa dolce: bussolà o buranelli

Una visita a Burano non può prescindere dalla pausa gastronomica.
I buranelli o bussolà sono i tipici biscotti di Burano a forma di ciambella fatti con farina, burro e uova. Una volta si preparavano per Pasqua ora si trovano sempre.
Ottimi a colazione, c’è chi sostiene che il modo migliore per gustarli sia alla fine di un pasto con un bel bicchiere di passito. A voi la scelta.


Il campanile storto di Burano

Alto è alto, storto è storto, ma è molto meno noto della Torre di Pisa. Cos’è?
E’ il campanile di Burano che sovrasta le case e che non manca di incuriosire tutti già dal momento in cui, in vaporetto, ci si avvicina all’isola di Burano.
Costruito nel Settecento, già a quel tempo diede i primi segni di cedimento che sono continuati nel tempo e che hanno reso necessari dei lavori di consolidamento terminati nel 1970 circa.

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Informazioni sull'autore
Io viaggio, sempre. Qualche volta prendo un aereo (e prego ogni volta di scenderne), spesso salgo su un treno, più frequentemente cammino, ma sempre, proprio sempre, viaggio con la testa. Vivo nella vibrante Milano dal 2010, ma sogno una casetta con balcone in ferro battuto in Cambogia o un cottage tra l’erica spazzata dal vento nella brughiera irlandese. E per restare coerente, scappo spesso tra le calli veneziane. Ho lavorato nel turismo (ma guarda un po’) e ora lavoro nel turismo online (ma proprio, quando si dice coerenza) e racconto di viaggi e altro su vari blog. Scrivo molto, parlo poco e bevo tantissimo tè.
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