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A Ravenna il Bel Paese in mostra

3 minuti di lettura
Le opere di artisti illustri che guardano al nostro Bel Pese, un racconto incredibile di un'Italia che cambia, qui la recensione della mostra.

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Questo articolo è stato aggiornato il Marzo 18, 2015

Se si vuol viaggiare, anche solo con l’immaginazione, allora si dovrà senz’altro vedere la mostra ravennate, curata da Claudio Spadoni, dal titolo Il Bel Paese. L’Italia dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi, allestita nelle sale del MAR, fino al 14 giugno 2015. L’esposizione annovera, tra i pezzi esposti, opere di artisti quali Giacomo Balla, Umberto Boccioni, Giovanni Boldini, Giuseppe De Nittis, Giovanni Fattori, Antonio Fontanesi, Silvestro Lega, Filippo Palizzi, Giovanni Segantini, e si avvale della preziosa partnership istituita di recente con la Galleria d’Arte Moderna di Genova.

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L’accordo siglato tra i due musei ha infatti permesso lo scambio temporaneo di un consistente nucleo di dipinti: appartengono infatti al Bel Paese alcuni scorci di Tranquillo Cremona, Telemaco Signorini, Ettore Tito, Plinio Nomellini, Federico Maragliano, Andrea Figari e, nella sala d’apertura, il visionario capriccio di Petrus Theodor Tetar van Elven, dal titolo Veduta fantastica dei principali monumenti d’Italia, di grande impatto visivo ed emotivo, capace di radunare in un solo colpo d’occhio alcuni dei più rappresentativi gioielli artistici e naturalistici della penisola.

Un viaggio nello spazio e nel tempo, scandito per aree tematiche e, come lo ha definito il curatore Spadoni, da interpretarsi in chiave eminentemente antropologica. Dall’epopea risorgimentale, con i suoi temi patriottici (tra cui si segnalano i Bersaglieri che conducono prigionieri austriaci di Silvestro Lega e le Manovre militari di Giovanni Fattori) si viaggia in direzione di straordinarie vedute alpine (come il Resegone e il San Martino, entrambi di Gaetano Previati), di pianure (tra cui La pineta di Ravenna di Luigi Bertelli, accanto a varie opere dei Macchiaioli) o vedute marine (su tutti, la Fanciulla sulla roccia a Sorrento di Filippo Pelizzi). Protagonista di queste cartoline d’autore è senz’altro la luce, ora calda e avvolgente, ora cristallina e lenticolare, ora grembo materno che accoglie in sé il colore, diluendolo, e dando vita a pennellate rapide e compendiarie, che della natura rendono non tanto la rappresentazione fedele e scientifica, quanto la sua sensazione e percezione. Delle Alpi si può sentire l’aria frizzante, della costiera amalfitana la brezza marina, della pineta ravennate il profumo dopo la pioggia.

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Alla natura si succedono le vedute di alcune città celebrate dal Grand Tour, come Venezia, Firenze, Roma, Napoli, nelle diverse declinazioni dei maggiori interpreti del secondo Ottocento italiano, nonché di diversi artisti stranieri, tra cui l’Eruzione notturna del Vesuvio di Peter Henry.

Il Bel Paese è raccontato, oltre che dall’intrinseco fascino degli scorci naturali, dalla sublime compenetrazione di natura e sedimento culturale, e dalle memorie storiche del come eravamo, attraverso alcune nostalgiche fotografie pittoriche riproducenti gli usi e costumi dell’Italia che fu. Dalla vita rurale alla progressiva modernizzazione, a partire dal Cardo selvatico di Giuseppe Vizzotto Alberti, per arrivare al momento della nascita della fotografia e del suo impatto sulla visione e sulla pittura (tra le tante esposte, interessanti le fotografie dei Funerali di G. Carducci a Bologna, di Umberto Orlandini), indugiando poi sul ruolo del ritratto all’interno dell’album di famiglia (belli alcuni volti di Boldini, Lega e Domenico Baccarini, così come il meno noto Autoritratto dal barbiere di Anselmo Bucci) e in alcuni momenti della vita rurale (si veda l’Interno di stalla di Giovanni Segantini e alcune scene di vita quotidiana di Telemaco Signorini).

La parte conclusiva della mostra intende documentare che cosa accadde al Bel Paese durante gli anni della Grande Guerra, vero spartiacque tra i due secoli, e lo fa esponendo opere dei maggiori interpreti futuristi, quali Giacomo Balla, Carlo Carrà, Umberto Boccioni, Luigi Russolo e una meno nota parentesi futurista di Mario Sironi (Composizione futurista e Il cavallo sellato), decisi a spazzare via ogni residuo della cultura e della sensibilità ottocentesche.

Per il carattere civico, storico e documentario, oltre che squisitamente storico-artistico, la mostra è stata posta sotto l’egida dell’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, e gode del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e il Turismo, della Regione Emilia-Romagna e della Provincia di Ravenna.

(Foto: F. Pelizzi, Fanciulla sulla roccia a Sorrento, 1871 – concessione del MAR)

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Scheda tecnica:

Il Bel Paese. Dal Risorgimento alla Grande Guerra, dai Macchiaioli ai Futuristi

Fino al 14 giugno 2015

Sede: MAR, Via di Roma 13, 48121 Ravenna

Prenotazioni visite guidate: tel. 0544-482487

Orari: fino al 31 marzo: martedì-venerdì 9-18, sabato e domenica 9-19, chiuso il lunedì; dal 1 aprile ci sarà l’apertura serale del venerdì: 9-21.

La biglietteria chiude un’ora prima.

Aperture festive: Pasqua, Lunedì dell’Angelo, 25 Aprile, 1 Maggio, 2 Giugno.

Ingresso: intero 9 euro; ridotto 7 euro; studenti Accademia, Università e insegnanti 4 euro

Catalogo: Sagep Editori (prezzo se acquistato in mostra: 29 euro)

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Informazioni sull'autore
Giramondo per passione, ama organizzare viaggi in fai-da-te e scrivere. In particolare, ama inventare "viaggi a tema", che compie insieme al (rassegnato) marito. Tra le varie mete, confessa di avere un debole per l'Asia: questo non significa però che non andrebbe in tutto il resto del mondo. Anche contemporaneamente, se potesse.
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