Como, cosa vedere in città

Como centro, l’architettura da vedere

Como centro, l’architettura da vedere

Como in un giorno, cosa vedere in città facendo un tour anche dell'architettura di questa splendida città lombarda, leggi il post e prenota un weekend.

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Nel cuore di Como la storia dell’arte fa girare la testa”. Cosí ha dichiarato un po’ di tempo fa Philippe Daverio. Infatti nell’arco di 500 metri si possono vedere le terme romane, riportate alla luce e valorizzate, il teatro Sociale che ha recentemente spento le 200 candeline, il Duomo con la sua impronta gotica e le grandi vetrate della Casa del Fascio progettata da Terragni.

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Ed é proprio dall’opera di Terragni che inizia il nostro itinerario alla scoperta della Como razionalista.
Lasciandosi alle spalle il Duomo e oltrepassando i binari della linea ferroviaria che collega Como a Milano si arriva davanti alla odierna sede della Guardia di Finanza.

L’accesso all’edificio, un grande parallelepipedo di cemento e vetro, dalle proporzioni studiate nei minimi dettagli, avviene consegnando i documenti all’ingresso ed è così possibile visitare l’ampia sala centrale ed osservare in una sorta di prospettiva spazio-temporale la cupola del Duomo.

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L’edifico infatti, con la sua facciata trasparente si apre al tessuto urbano e ne entra a far parte a pieno diritto con un gioco di riflessi e di contrapposizioni tra il proprio stile razionale, lineare e privo di decorazioni, e quello gotico, ricco di volte e ornamenti della chiesa antistante.

Proseguendo verso il lago si incontra piazza Cavour, il salotto della città, crocevia tra la riva e le vie del centro. Si presenta come un grande spazio verde, con panchine e bar, circondato da palazzi che richiamano l’architettura degli anni ’60, ma soprattutto quella più ricercata della belle époque dell’ hotel Metropole Suisse.

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Qui potrete fermarvi al bar Monti, recentemente rinnovato nella struttura e nella gestione, che dopo una fase di declino sta riprendendo il proprio status di vetrina di Como. Potete fermarvi per un caffé, per gli ottimi dolci, per uno spuntino o un aperitivo.

Ogni momento é buono per una pausa e un po’ di relax.
Poi costeggiando il cantiere del nuovo lungolago, alla manzoniana maniera “da tanta parte il guardo esclude”, che non permette ad oggi di vedere le acque del lago stesso, si arriva nel cosiddetto “quartiere razionalista”, compreso tra viale Puecher e viale Sinigaglia.  La zona testimonia il rinnovamento architettonico che investi la città di Como all’inizio del secolo scorso.

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Infatti a poca distanza tra di loro é possibile vedere il Novocomum, grande complesso residenziale, lo stadio Sinigaglia e la sede della Canottieri Lario.
Il complesso Novocomum é il primo edificio costruito da Terragni. L’incarico prevedeva la conclusione di un palazzo già esistente. Terragni nel progetto iniziale riprese gli elementi definiti da chi lo aveva preceduto, ma sotto le impalcature invece creò quello che, per la sua forma di fiancata di una nave, venne definito il “Transatlantico“.

A pochi metri di distanza, ad affacciarsi sul lago, si trova, invece, il monumento ai Caduti, una torre di 33mt sulla quale sono posati grossi blocchi di pietra carsica  in ricordo dei luoghi nei quali si é combattuto durante la guerra.

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La piazza che fa da cornice al monumento ai Caduti é quella dei giardini pubblici, dello stadio e del complesso della Canottieri Lario, sede dell’omonima e storica Società sportiva. All’interno si trova la vasca di allenamento e l’ardito trampolino a sbalzo, elementi particolari e di notevole interesse. E’ possibile chiedere di visitare la struttura e spesso si trovano anche i vecchi canottieri pronti a racconti dei tempi che furono.

Certo, questo stile puó piacere o non piacere. Diciamocelo. Ma Terragni consentì a Como di entrare nel panorama dell’architettura internazionale.
E adesso in un rinnovamento che investe tutta la Lombardia è bene riportare alla luce questo grande mutamento e attendere il momento in cui si integrerà con il nuovo monumento di Libeskind che presto dovrebbe sorgere in mezzo al lago.

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