Salerno: cosa vedere in un giorno - Viaggi Low Cost

Salerno: cosa vedere in un giorno

Salerno: cosa vedere in un giorno

Cosa fare a Salerno in un giorno? Non solo Costiera Amalfitana, ma una città in grado di offrire ai turisti e agli ospiti arte, cultura e buon vivere grazie anche ad un lungomare definito godibilissimo.

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Scalo per importanti brand crocieristici e meta di centinaia di migliaia di turisti in ogni stagione dell’anno, Salerno è diventata negli ultimi tempi una destinazione sempre più ambita. Una città che, complice il mare e le tradizioni gastronomiche culturali, può vantare un turismo in continua evoluzione. Se inizialmente era una “porta” per la Costiera Amalfitana, ora Salerno attira e ospita viaggiatori decisamente più stanziali, portando a registrare sold-out in qualsiasi struttura ricettiva nel raggio di 10-20 km dalla città, soprattutto nel periodo Luci d’Artista.

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L’appeal, dato da un’incredibile rivalutazione architettonica del centro storico e dal godibilissimo lungomare, ha prodotto come risultato un capoluogo che fa il verso ad una metropoli di tutto rispetto.

Cosa si può fare a Salerno in un solo giorno? La risposta è godersi il sole, il mare e tutta la città la quale promette riflessioni storiche, culturali e architettoniche di notevole interesse.

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Per chi arriva a Salerno dalla Stazione la primissima accoglienza è regalata dal Corso Vittorio Emanuele: un bellissimo passeggio pedonale ricco di vetrine, bar e locali che offrono numerosi spunti per shopping e degustazioni. Percorrendolo fino alla fine si viene gentilmente invitati ad imboccare la storica Via Dei Mercanti che porta il visitatore ad attraversare tutto il caratteristico centro storico di Salerno. Un dedalo di vicoli, botteghe e viuzze che nascondono tesori dal pregio architettonico incommensurabile. La prima tappa obbligata è il Duomo di S. Matteo, patrono della città di Salerno.

Il portale principale per accedervi è “protetto” da due leoni romanici in pietra dell’XI secolo. Si viene accolti da un cortile contornato da colonnati finemente intarsiati; tutt’intorno sarcofagi e tombe a ridosso delle mura. L’impressione è di un misto fra arte bizantina e romanica. Tutto è un incanto per gli occhi.

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Una curiosità: forse non tutti fanno caso alla forte connotazione “animalesca” che permea tutta la cattedrale. Agli occhi più attenti non sfuggirà la loro numerosa presenza. Dai leoni dell’ingresso agli uccelli, passando per la scimmia, fino a cavalli e centauri. Una decorazione scultorea di indubbio simbolismo cristiano che si esplica nella potenza della chiesa (leoni), nel nutrimento dell’anima (uccellini che beccano la vigna) e nell’eresia (scimmia). L’interno della cattedrale nasconde un tesoro che lascerà a bocca aperta anche il turista più disinteressato: la Cripta di S. Matteo dove sono custodite le spoglie mortali del Santo evangelista.

Bellissima, luminosa e meravigliosamente barocca: non si avrà modo di riporre la Reflex nel fodero! Marmi del 700 e pitture barocche impreziosiscono questa cripta sotterranea trasudante di storie e leggende. Fra queste, quella di un liquido dai poteri miracolosi emanato dal sepolcro solo in alcuni periodi dell’anno, oppure la leggenda del Ceppo usato per decapitare i tre martiri salernitani Ante, Gaio e Fortunato fatti uccidere dall’imperatore Diocleziano. Ebbene si dice che nelle giornate tempestose, avvicinando l’orecchio al Ceppo sia possibile ascoltare il “rumore” del sangue che scorre!

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Uscendo dal Duomo e percorrendo l’omonima via che scende verso il mare, si può scoprire un altro gioiellino nascosto che non deve assolutamente prescindere da una visita a Salerno.
A mio parere è la chiesa più bella della città. Una sorpresa che, a giudicare dall’ingresso piuttosto anonimo, nessuno si aspetterebbe! Sto parlando della chiesa di S. Giorgio: uno spettacolo a partire dai pavimenti in maiolica vietrese alle decorazioni barocche passando per le volte e le tele rinascimentali in essa custodite. Neanche io mi aspettavo una tale esplosione di barocco nel pieno centro storico di Salerno.

La giornata Salernitana prosegue sul bellissimo Lungomare cittadino. Il mare, la quiete e la vista del primo tratto della Costiera Amalfitana soddisfano occhi e anima. La passeggiata del Lungomare termina con la graziosa spiaggia di S. Teresa, recentemente riqualificata e restituita alla città. Una godibilissima gradinata di legno permette di sorseggiare un caffè campano “DOC” a ridosso del mare, fra la vista delle palme e delle barche a vela.

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Lasciando la spiaggetta di S. Teresa alla sinistra si riattraversa la strada per entrare nella Villa Comunale, altro scrigno di arte e tranquillità che ci regala Salerno. Non potete immaginare la frescura e la quiete che emana questo giardino durante la calura dei mesi estivi! Una passeggiata fra le numerose specie botaniche e un’abbeverata rinfrescante alla fontana settecentesca di Esculapio sono assolutamente d’obbligo.

Alla fine dell’anno la Villa Comunale si trasforma letteralmente in un “Giardino Incantato” grazie alla kermesse Luci d’Artista quando, come per magia, i personaggi della favole più belle si accendono per  illuminare il natale salernitano.

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Riprendendo la passeggiata nel centro storico la tappa successiva è l’acquedotto medioevale di Salerno, noto ai cittadini con l’inquietante nome de “I Ponti del Diavolo”. La storia di questa imponente e misteriosa costruzione affonda le radici in epoca Longobarda fra l’VIII e il IX secolo. Nata con lo scopo di approvvigionare l’acqua per alcuni monasteri, in realtà ebbe anche la duplice funzionalità di risolvere il problema dell’assetto idrogeologico (canalizzando le acque) e di difendere la città dall’alto (considerando l’altezza della struttura). Come prevedibile, un’opera geniale e tanto antica non ci mise molto a dare adito a leggende e fatti misteriosi, complice anche l’aspetto a punta degli archi a sesto acuto.

La leggenda vuole che l’acquedotto, con la sua spettrale sagoma, fu costruito nel giro di una notte dal demonio. Altra storia racconta che i quattro fondatori della Scuola Medica Salernitana trovarono riparo sotto gli archi dell’acquedotto. Feriti e bagnati a causa della notte burrascosa l’arabo Adela, il greco Ponto, l’ebreo Elino e il latino Salerno si medicarono a vicenda prendendo atto delle rispettive e diverse metodologie curative.

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Non è difficile intravedere in questa leggenda la metafora della multietnicità che allora, come oggi, caratterizza la città di Salerno.
Dopo aver nutrito lo spirito con una passeggiata storico culturale, non resta che rifocillare lo stomaco con la ricca e variegata gastronomia locale. A Salerno non mancano certo i ristoranti e le locande, così come il giovane e frugale street-food, perfetto per chi voglia saziarsi continuando a cercare i tesori nascosti di questa bella città.

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