Ladakh, Himalaya indiano, viaggio low cost

Ladakh, nell’Himalaya indiano tra Tibet e Pakistan

Ladakh, nell’Himalaya indiano tra Tibet e Pakistan

Un viaggio nell'Himalaya indiano, nel Ladakh una zona confinante tra Tibet e Pakista, ecco il racconto di sette viaggiatori che hanno deciso di compiere un viaggio incredibile.

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Il Ladakh, perla preziosa dell’Himalaya indiano, è considerato la perla e terra vergine dell’India. Collocato nello stato del Kashmir, il Ladakh, una delle aree meno densamente popolate, ha alle spalle una storia lacerata da conflitti etnico-culturali. Confinante con le zone critiche del Tibet e Pakistan, il Ladakh è un incrocio di culture: i tratti somatici della sua gente si rassomigliano ai pakistani; la sua cucina, lingua e influenza religiosa hanno una tendenza piuttosto buddhista; vi stupirete di “essere in India”.

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Se siete alla ricerca di posti che riescano a togliervi il fiato e letteralmente sentirvi su un altro pianeta, questo viaggio fa per voi. Viaggiare in strada vi offre diverse opzioni in base al vostro budget e interesse: bicicletta, moto, bus o macchina. Massima cautela e prudenza sono necessarie date le estreme altitudini (la strada percorribile più alta al mondo raggiunge i 5600 metri), l’Himalaya saprà stupirvi a ogni tornante con le sue cime, tra le più alte al mondo, e paesaggi intoccati.

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Consiglio di esplorare il Ladakh da soli. Dato i prezzi piuttosto elevati dei pacchetti, il fai-da-te ci ha concesso di risparmiare ed essere flessibili sulle scelte dei luoghi da visitare. Vi propongo il mio itinerario di 10 giorni con partenza da Delhi e viaggio su strada per il Ladakh, raccomandato soprattutto per l’acclimatazione. Il viaggio su quattro ruote da Delhi a Leh vi consentirà di abituarvi gradualmente all’altitudine e ridurre al minimo ogni sintomo.

La distanza da Delhi a Leh è di circa 550 km ma le tempistiche non sono altrettanto ottimistiche. Per raggiungere il Ladakh è necessario attraversare lo stato dell’Himachal Pradesh, non meno spettacolare del primo. Abbiamo preso il bus notturno da Delhi per raggiungere la prima meta del viaggio: Manali, stazione collinare in Himachal Pradesh, popolare per le sue attività e ritrovo di backpackers. Abbiamo soggiornato una notte per riposare dal viaggio precedente in bus, godere l’aria fresca dell’Himalaya e ricaricarci per il lungo tragitto verso Leh.

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Il minivan per Leh, che abbiamo prenotato in loco, offre due opzioni: un viaggio senza sosta di 19 ore o due giorni su strada con pernotto in tenda, a poco meno di 25 euro. Sull’ “autostrada” da Manali a Leh, si attraversa il passo di Roh Tang, uno tra i più alti. La sosta per la notte è prevista a Jispa: dormire in tenda a 4000 metri circondati dalle vette dell’Himalaya è un’esperienza unica e indimenticabile, così come il freddo durante la notte.

La mattina si riparte all’alba: le 14 ore su tornanti passano in secondo piano di fronte alla meraviglia naturale addentrandoci nel Ladakh. Appena varcato il confine del Ladakh, si deve pagare una tassa ambientale di 300 rupie (circa 4 €). Raggiungiamo Leh, il capoluogo, verso le 21 e, esausti, ci rechiamo in guest house. Stare in guest house vi permetterà di entrare in contatto con una famiglia ladakhi e così conoscerne la cultura e assaporare il cibo locale. Quale modo migliore per iniziare la giornata con colazione a base di pane ladakhi appena sfornato e marmellata.

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Dopo aver finalmente riposato a sufficienza, il giorno dopo esploriamo Leh, cittadina intrisa dello spirito tibetano e porto principale per i viaggiatori alla scoperta del Ladakh. Visitiamo il castello in cima e il suo monastero da cui si gode di una buona visuale della regione. Il primo giorno cerchiamo di non affaticarci e pianifichiamo i giorni successivi.

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Per visitare alcune zone del Ladakh, gli stranieri hanno bisogno di un permesso speciale che vale 7 giorni e costa 600 rupie (circa 7,50 €). Le varie agenzie nel paese si occupano di tale pratica: bisogna consegnare il passaporto e in un giorno si ha il permesso.

Il secondo giorno visitiamo lo Shanti Stupa, uno stupa buddhista poco distante da Leh (potete arrivarci a piedi): la scalinata per raggiungerlo vi mostrerà gli effetti dell’altitudine sul vostro fiato.

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Nel pomeriggio prenotiamo le varie escursioni per i giorni successivi: dato che eravamo in 7 abbiamo prenotato un veicolo privato, ma fuori le agenzie troverete annunci per posti liberi in macchina per i diversi tour per cui spostarsi è veramente facile ed il prezzo ovviamente diminuisce in base al numero di passeggeri. Ci sono diverse possibilità di tour per ogni luogo: in giornata o con pernottamento di una o più notti. Potete decidere flessibilmente in base al tempo che avete a disposizione dove andare e quanto rimanerci.

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Il terzo giorno quindi partiamo per il lago di Pangong, circa 5-6 ore di macchina da Leh, a 7 km dal confine con la Cina da un lato e Tibet dall’altro. Si tratta di un lago naturale situato in un territorio disputato tra Cina e India, infatti il 60% del lago appartiene al Tibet. L’acqua cristallina e le varie gradazioni di blu del lago sono affascinanti. La sera rientriamo a Leh.

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La mattina del quarto giorno partiamo per la valle di Nubra, anch’essa a circa sei ore di macchina da Leh, ovvero il deserto freddo del Ladakh. Per raggiungerla si percorre la strada più alta al mondo, attraversando il passo di Khardung La, a circa 5600 metri e dove non si può sostare per più di 20 minuti per la mancanza d’ossigeno. Superiamo Diskit, di cui visiteremo il gompa (monastero) il giorno dopo e ci inoltriamo nelle terre remote della regione fino al villaggio di Turtuk. A 7 km dal confine pakistano, il villaggio è divenuto parte del territorio indiano sono nel 1971.

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A mio parere il paese della felicità: estesi campi verdi, un ponte sospeso su un torrente che lo collega alla strada principale e l’elettricità funzionante solo 4 ore al giorno, dalle 19 alle 23. Trascorriamo la notte nel paese e ripartiamo al mattino. Sulla via del ritorno ci fermiamo a Hunder ad ammirare il fenomeno delle dune di sabbia, e Diskit per visitare il monastero buddhista del 14esimo secolo. Un vero e proprio tuffo nel passato per concludere l’incantevole viaggio. Il giorno dopo infatti ci rechiamo, malinconici, in aeroporto, ma con gli occhi e il cuore insaziabili dell’incantevole natura del Ladakh.

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